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Caprica


Caprica nasce sull’onda del successo di Battlestar Galactica quando c’era il magico venerdi di SciFi che faceva registrare ascolti da capogiro dal canale via cavo SciFi. Dopo l’annuncio però non se ne parlò più e lo spin-off di BSG fu messo in un cassetto fino a quando i fan hanno dimostrato di voler ancora vedere Batlestar Galactica sul piccolo schermo.

Le dichiarazioni iniziali di Ron Moore non furono promettenti. La nuova serie sarebbe stata una specie di Dallas fantascientifica. Insomma una specie di telenovela, pensò qualcuno. Ma per fortuna si sono rivelati tutti timori infondati.

Chi ha amato BSG non potrà che apprezzare Caprica. Chissà, forse non amarla allo stesso modo, ma sicuramente apprezzarla. In Caprica ci sono molte caratteristiche di BSG. Lo stesso tono cupo, profondità dei personaggi e anche se il tutto non è condito dalle battaglie spaziali, sarete catturati da altri aspetti.

Il pilot, è ambientato 58 anni prima della caduta delle dodici colonie e narra la storia di due uomini. L’esperto di robotica militare Daniel Graystone (Eric Stoltz) e l’avvocato Joseph Adams (Esai Morales) accomunati da una tragedia, la perdita dei propri cari, che li costringe a riconsiderare il significato della famiglia nelle proprie vite. Entrambi infatti hanno perso una figlia in un attentato terroristico di matrice religiosa.

Le prime scene sono incentrate sulle figlie adolescenti dei due uomini e potranno far storcere il naso a qualche spettatore ma ben presto ci si accorge che il tema principale è un’altro. Siamo in presenza, anche questa volta, di una storia ben scritta e ben sceneggiata e il filo degli eventi diviene interessante. Dopo l’attentato Daniel scopre che sua figlia, Zoe, aveva creato un proprio avatar nel suo computer, un avatar estremamente sofisticato, una simulazione virtuale quasi perfetta delle sue conoscenze e della sua personalità. Tale scoperta è così impressionante che convince Daniel della reale possibilità di far rivivere Zoe portandola nel mondo reale costruendole un corpo robotico e offre questa possibilità anche a Joseph, in cambio del suo aiuto.

Questa proposta mette Joseph dinanzi ad un dilemma simile a quello di Adamo nel paradiso: assaggiare il frutto proibito o rassegnarsi alla realtà dei fatti ed accettare la morte di sua figlia. A differenza di Daniel, Joseph però ha ancora un altro figlio di 11 anni, William, che in futuro crescerà e diverrà il comandante della Galactica.

Stoltz e Morales interpretano con grande maestria due uomini che intraprendono strade emotivamente opposte. Adams alla fine affronta la tragedia che lo ha colpito riscoprendo ciò che per lui conta di più, l’amore di suo figlio e il suo retaggio, tanto da rivelargli il suo vero cognome, Adama. Per tanto tempo tenuto nascosto per evitare l’intolleranza strisciante dei Capricani per i Tauriani.

Daniel invece si immerge nel lavoro lasciando che il dolore lo corrompa. Stoltz riesce a ben interpretare un uomo che alla fine sceglie di ignorare la perdita per sfruttarne le opportunità che gli vengono offerte. Con agghiacciante distacco, Daniel va avanti nella sua ricerca che lo conduce alla creazione del primo Cylon.
Nel 1978, la serie classica era una sorta di estensione televisiva di “Star Wars” e quindi trattava il tema del bene contrapposto al male. La serie reimmaginata ha ridefinito questo concetto rendendolo più sfumato ma è rimasta comunque una space opera.

Caprica è qualcosa di ancora diverso, la si potrebbe paragonare a Gattaca perché descrive le potenzialità di un futuro tanto vicino al nostro tempo, con l’infusione di elementi di “Matrix” e “Terminator”. Sicuramente non è una serie alla “Portami su Scotty” per usare una frase usata da Morales in un dietro le quinte del pilot, cioè non ci sono molti elementi d’azione, non ci sono alieni, né battaglie spaziali. Si tratta di un vero e proprio dramma con scene di sesso esplicito, omicidi ed intrighi.

Alla fine Caprica parla del futuro dell’umanità qui sulla Terra, dei pericoli del progresso tecnologico senza morale, del progressivo disfacimento della linea di demarcazione tra giusto e sbagliato, del pericoloso connubio sempre più spinto tra carne e circuiti, del pericolo della nostra arroganza. Tutto questo viene legato assieme con un filo sottile all’universo di “Galactica”. Insomma Caprica è qui, Caprica è adesso.

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